È passata una settimana dalla serata fatta a mio sostegno e io ancora non riesco a svegliarmi ed uscire da questa fiaba che mi avete fatto vivere o forse sarebbe meglio dire rivivere, perché quella fiaba era la mia fiaba. Non ho parole per poter esprimere ciò che provavo e che provo tuttora nel rivivere scrivendo i ricordi di quella serata che aveva un’atmosfera magica, fiabesca appunto, era così irreale che non sentivo neppure i dolori che i rimbombi della cassa che avevo sopra la mia testa avrebbero dovuto causare. Vedermi circondato da così tanto calore umano giuntomi da persone viste per la prima volta o non viste per niente perché non illuminate da riflettori. Ho ritrovato amici che erano anni che non rivedevo e ne ho fatti dei nuovi e ho respirato un’aria diversa, magica. Emozionante è stato rivedere quella vecchia carogna di Adamo, mio migliore amico e compagno di battaglie che insieme abbiamo portato nella capitale (Attenti a quei due!) per i diritti dei più indifesi affinché tutti possano avere pari dignità.
Sono resuscitato per raccomandarvi di non presenziare alla prima del mio spettacolo, in quanto è anomalo. D'altronde come potrebbe essere altrimenti essendo stato partorito dalla mente di Evio.
Passando dallo scherzo alla realtà vi illustro un pochino quello che vi troverete dal 11/ 7 al 14/ 7 al teatro Belli, sul palcoscenico e non solo.
Evio Botta, l'inventore dell'album professionale dei barboni, lancia l'ultima "folle" idea: "Ho deciso di dare 24 euro al mese per un bambino in difficoltà". I soldi raccolti con l'elemosina, la vendita di libri e un prossimo spettacolo teatrale, i cui incassi andranno anche agli orfani del maremoto
Messaggero - 31 Gennaio 1989
Evio, cravatta e occhiali, con due dei suoi amici "barboni" davanti alla sede diroccata, che stanno ripulendo: due stanze occupate abusivamente, senz'acqua né luce né servizi igienici.
Da ventuno anni vivo in uno stato di emarginazione. Da sempre penso al riscatto potendo vivere come voglio. Non ho mai accettato protocolli di sorta. Io credo nella libertà soggettiva, nel rispetto, nel diritto, e quindi rispetto anche chi, avendo il potere decisionale, ha deciso di negarmi i diritti per una vita dignitosa, nascondendosi dietro la scusante comune del “è stata una tua scelta”, il che non corrisponde proprio a verità. Dopo un breve periodo, assimilabile ad un incubo, mi sono adattato facilmente. Sono il re ed il giullare della mia corte.

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