inviato da Valeria e Rolando
Da 3 mesi abbiamo perso l'appartamento in periferia come conseguenza di uno sfratto. I primi giorni da senza casa abbiamo incontrato il favore e la solidarietà degli amici più cari dei quali non abbiamo voluto approfittare più di tanto. Ci siamo fermati una media di tre o quattro giorni da ciascuno. Abbiamo cambiato almeno dieci posti differenti. Tra un accoglienza e l'altra ci è capitato anche di non sapere dove andare e abbiamo trascorso la notte a bordo degli autobus notturni, e per le temperature e per non dover trasportare le pesanti valigie con il necessario per mantenere la nostra igiene, le nostre letture e la nostra pulizia e dignità personale.
Siamo il numero 13777 e 13778 alla mensa della comunità di S.Egidio a Via Dandolo dove ceniamo il mercoledì, il venerdì e il sabato dalle 17,30 alle 19,00. Sono molto gentili e i pasti sono abbondanti. Non ci consideriamo dei barboni, la nostra non è una "scelta".
Quando sei senza casa perdi molte certezze (?) e tendi a perdere la stabilità psicologica, l'equilibrio. In questa società dove l'uomo è qualificato dall'ambiente che lo rappresenta nelle attuali condizioni se non avessimo dei forti caratteri saremmo già disperati e persi. Ci tiene insieme un ingiustificato ottimismo e una fede in noi stessi. Non mancano comunque i momenti di panico. Per passare un pomeriggio nei bar al riparo dalla pioggia ci vogliono dei soldi per consumare qualcosa e giustificare l'occupazione di un tavolino. Alcuni pomeriggi si trascorrono nelle librerie pubbliche (Valeria si sta laureando e ha bisogno di studiare). Rolando non riesce a trovare un lavoro, forse perché ha già 50 anni.
Invece di concentrarsi sulle scelte importanti per costruire una situazione "diversa", il nostro tempo vola nel cercare le risoluzioni immediate e cioè: "Dove dormiamo?", "Cosa mangiamo?". Essere senza casa è come essere senza tempo e senza dimensione. essere senza casa è come essere in un non luogo dove non c'è progettazione futura ma solo bisogni immediati da soddisfare. Come si può.
Essere senza casa e qualcosa che ti fa provare vergogna, anche se sei una persona che non ha mai fatto o detto qualcosa di cui ci si possa giustificatamente vergognare.
Vai a un colloquio di lavoro e mentre guardi in faccia il tuo interlocutore indagatore ti domandi se si è accorto del colletto sporco e liso della tua camicia.
Vai a fare un esame universitario e ti chiedi se il tuo professore si è accorto che hai dormito su di un prato.


