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RACCONTI SENZA FISSA DIMORA : Quel 28 dicembre del 1960
Inviato da amministratore il 20/9/2008 10:20:10 (449 letture)

inviato da Pasqualino

Calzari e zinale, longilineo, assolato, barba fluente, capelli lunghi, di indefinita età. Liberatosi della bisaccia egli si lasciò cadere seduto ai piedi della scalinata di S. Petronio di Bologna - Vani furono i tentativi dell’ agente comunale ch’era li e dello stesso don Biondoni poi, di spiegargli, che li non poteva starci nel modo più assoluto! data la sacralità del posto, quando non fosse poi, per decoro verso la piazza e i suoi monumenti, compreso del Nettuno ammirato con quel suo tridente e particolari fattezze, da quanti transitavano li ogni giorno numerosi. – Preso da chissà quale convincimento – questi non rispondeva a nessuna domanda, dritta o traversa, semplicemente li guardava sicuro e senza alcuna ombra di timore.

Così che piacendo o non piacendo rimase li, ricevendo persino in dono da alcune buone anime, quel tanto di necessario che gli occorreva per vivere, e così ogni fin quando all’imbrunire d’ogni giorno, bisaccia a tracolla s’alzava e subito incamminandosi attraversava piazza maggiore, via Ugo Bassi proseguendo verso la montagnola, fin a giungere dopo un altro breve tratto di strada nei pressi della centrale stazione ferroviaria. Per chi avesse avuto intenzione di seguirlo sarebbe apparso un bel mistero il modo suo di scomparire in quel tratto, al modo stesso in cui ricompariva la mattina dopo, immancabilmente, col sole, la pioggia la neve col vento per dirigersi come sempre faceva ai piedi della scalinata di S. Petronio, da lui assunto a luogo di raccoglimento e meditazione.
25 dicembre 1960. Era ricorso il Natale, con le solite luci ad incendiare strade e vetrine, gli alberi finti e veri e le finestre risplendenti di speciali bagliori . Aveva nevicato dalla vigilia del 24 per tutta la notte. C’era freddo e gelo. La città ammantata dormiva. La gente dormiva. I piccioni i passeri e gli storni s’attardavano ad uscire dalle nicchie e dai nidi. Il vecchio dall’aspetto orientale, longilineo, bronzeo di carnagione, barba e capelli folti non s’era visto per tutto il giorno della vigilia, Non s’era visto il giorno di Natale e quello di S: Stefano. Fu rinvenuto solo il giorno appresso a feste finite. Sembrava dormisse un lungo deliberato sonno, dentro una nicchia di terreno rasente gli antiche e smessi binari dei treni. Comparvero due righe sul resto del Carlino in recitazione del fatto. “ Il freddo degli ultimi giorni ha mietuto una vittima” recitava; “ un barbone il quale senza dimora, e stato rinvenuto morto assiderato nel suo sito di fortuna.” Era quel poco meno di niente e privo di commento, e concludeva dicendo, “ di lui non ci è dato sapere alcun che, se non che viveva a suo modo, schivo, senza aver mai rivelato a nessuno insieme alla provenienza, un nome suo di battesimo.

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