inviato da Cristina Mantis
Una sera, in un vicolo di Trastevere, ho incontrato Evio. Era il periodo in cui giravo il documentario, forse anche per questo il nostro impatto è stato immediatamente amichevole. Entrambi in qualche modo non ne potevamo più, di un sacco di cose. Ma ricordo che i suoi occhi brillavano come quelli dei bambini, e sopra quella barba sapevano di buono più del cibo fumante dai tavolini, e intanto sentivo sparire quel senso straniante del sentirsi disadattati, e, al contempo, prendeva a crescere quella voglia inespressa di far avere un seguito all'indignazione. Al di là di poche oasi umanitarie, lo impensieriva la disattenzione generale per chi vive, per qualunque motivo, in una condizione di grave disagio. Anch'io lo pensavo, ma solo conoscendo Evio ho potuto capire quanto il mio, come quello della maggior parte di noi, in fondo resti un disagio privilegiato. Perdersi è un po' come non riuscire a rientrare, ma niente è paragonabile a non avere una casa. A non poter abitare.
E poi,
cosa resta di noi se ci viene impedito di viverci privatamente?
Di Evio, invece, mi colpiva il potere intimo che riusciva ad avere. Lo stesso che hanno i grandi musicisti quando sembrano soffiarti caldo sul cuore. Lui che non ne aveva nemmeno l’ombra, aveva il potere di conquistarsi il suo spazio dentro di te. Potere, si, perché in questo caso può perfino essere una bella parola… molto di più, di quelle che si torcono per nascondere le Grandi Magagne. Evio come ogni uomo libero, parlava liberamente, e sui problemi dei senza dimora diceva anche che l’informazione è per lo più inesistente o scorretta, e si incazzava quando era portato, ancora una volta, a dover affermare il furto di diritti che subiscono i "senza voce", e quanto fosse sconosciuto ai più! Ma non alzava il volume, non ne aveva bisogno. Gli credevi, anche se aveva un filo di voce. Anche se non l’aveva…
Si, eravamo amici, ma la nostra era più un’alleanza, la voglia comune e al quadrato di poter vivere ognuno la vita che si sente, e che fosse accessibile a tutti il sogno di poterla vivere al meglio. E da qui la sua necessità di dire, almeno di poterlo dire, che il problema di chi non ha casa andrebbe affrontato da ben altre angolazioni... che c'è il rischio che aumenti... lui ha lottato anche per impedire questo, sempre, fino all’ultimo istante, per se, per gli altri, ma in cambio non ha preteso nulla: proprio come lui stesso ha definito qualcuno, “aveva il potere, di non volere il potere”. Questo il suo stile. Il coraggio di guardarti negli occhi. Il prezioso contributo politico per tutte le battaglie in difesa del credo a cui guardavano. Il suo stile... Così differente da chi ancora si sbraccia, lontanissimo, nella promessa di un dare, che ha proprio nelle urlate premesse la sua impossibilità di riscontro. Uno degli aspetti di questa miseria, che ha fatto si che l'unica cosa che fosse possibile era non riuscire in vent'anni a fargli avere un letto suo, neanche per morire.
Ma non tutto è perduto...
Perchè Evio è un poeta. E i poeti restano…
Fai un gran viaggio, dolce amico…
Cristina


